sabato 16 ottobre 2010

Turismo, Brambilla: Abbiamo fatto una vera e propria riforma


"Non è retorica definire il turismo ‘settore strategico per la nostra economia’: già ora rappresenta all’incirca il 10 per cento del Pil e dà lavoro, direttamente o indirettamente, a due milioni e mezzo di persone. Ma tali sono le ‘dotazioni naturali’ del nostro Paese – artistiche e culturali, storiche, paesaggistiche, enogastronomiche, di tradizione e di made in Italy – che possiamo e dobbiamo fare molto di più”. Così il ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla alla V conferenza nazionale del turismo a Cernobbio. Il titolare del dicastero ha ricordato che la crisi 2008-2009 ha portato a un calo degli introiti turistici dall’estero del 7,3 per cento. Contrazione tuttavia meno marcata i quella subita dai competitor Spagna (-9,4 per cento) e Francia (-10,4 per cento) e seguita da un’uscita dalla crisi più rapida per il comparto italiano del turismo internazionale (+5,3 per cento) rispetto alla media dei paesi europei (+2). Per rilanciare il comparto nell’ottica di una maggiore competitività del sistema Italia, il ministro ha sollecitato l’approvazione del Codice del turismo Brambilla-Ronchi-Calderoli con l’avvio del confronto con le Associazioni di categoria e con le Regioni. “In un mercato globale sempre più aperto ed aggressivo occorre mettere mano ad una strategia globale di valorizzazione e sviluppo del settore, che confermi ed esalti il ruolo dell’Italia, anche in un panorama dove si affacciano o si sono già affacciate destinazioni ‘nuove’. Le parole d’ordine che propongo – spiega Brambilla – sono: destagionalizzazione, circuiti nazionali di eccellenza, turismo diffuso, mezzogiorno del turismo e innovazione”. Dai buoni vacanza per sostenere le fasce più deboli, alla completa strutturazione del Mezzogiorno del turismo, “un passaggio obbligato per accrescere la nostra competitività nazionale e garantire alle Regioni del sud un importante contributo alla produzione di ricchezza”. Il turismo, ha concluso il ministro, Il turismo è stato considerato, da una miope e purtroppo diffusa visione economica, quale attività residuale, quasi folkloristica, una sorta di ‘cenerentola’ delle attività produttive. “Ma Cenerentola diventerà principessa ed io non considererò esaurito il mio mandato fino a che questo grande cambiamento culturale non sarà avvenuto in maniera compiuta”.

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