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sabato 1 marzo 2014

Da Catasto a evasione, arriva la riforma del fisco

Previsto che il valore e la categoria non si basi più sui vani, ma sui metri quadrati


 Arriva il via libera definitivo alla delega fiscale, che incassa il voto favorevole dell'Aula di Montecitorio. Dopo l'approvazione di ieri della Commissione Finanze della Camera, che ha infatti messo fine al tortuoso iter parlamentare del provvedimento, ora il provvedimento è legge. Adesso si passa alla 'fase 2', ovvero all'elaborazione ed all'emanazione dei decreti attuativi che permetteranno alla delega di diventare concretamente operativa. Dalla riforma del catasto al contrasto alla ludopatia, dalla revisione degli sconti fiscali alla compensazione tra debiti e crediti ecco una mappa delle principali misure:

RIFORMA DEL CATASTO: è uno dei punti centrali del provvedimento, anche se ne sono gettate solo le fondamenta. Per arrivare ad una vera e propria rivalutazione degli immobili, più vicina alla realtà, ci vorranno infatti circa 5 anni. La revisione proposta nella delega prevede che il valore e la categoria non si basi più sui vani, ovvero sul numero di stanze, ma sui metri quadrati. La rendita finale sarà poi determinata da una formula matematica che metterà in relazione tutte le caratteristiche, dal valore di mercato alla posizione.

STOP PUBBLICITA' GIOCHI: viene stabilito il divieto degli spot pubblicitari nelle trasmissioni radio e tv per i giochi che prevedono vincite in denaro che inducono comportamenti compulsivi. L'obiettivo è contrastare la ludopatia.

RIFORMA DELL'8 PER MILLE DELL'IRPEF: viene indicata la strada, ma le modalità sono rimandate ai decreti delegati.

RIORDINO DEGLI SCONTI FISCALI: l'obiettivo è la revisione di più di 700 voci che riguardano sia le famiglie che le imprese.

LOTTA ALL'EVASIONE: viene rafforzata grazie ai limiti al pagamento in contante, a vantaggio dei metodi di pagamento tracciabili, nonché alla fatturazione elettronica, a cui si aggiunge il confronto tra le informazioni di contabilità nazionale e quelle acquisiti tramite l'anagrafe tributaria. Le maggiori entrate "al netto di quelle necessarie al mantenimento dell'equilibrio di bilancio e alla riduzione del rapporto tra il debito e il pil" devono essere trasferite al Fondo per la riduzione strutturale della pressione fiscale.

COMPENSAZIONE DEBITI-CREDITI: il meccanismo, già introdotto con il decreto sui debiti p.a. e con il Destinazione Italia, viene generalizzato per quanto riguarda i crediti di imposta spettanti al contribuente e i debiti di imposta a suo carico.

RAZIONALIZZAZIONE SPESE FISCALI: annualmente il Governo dovrà stilare un rapporto, da allegare alla Legge di Stabilità, relativo alla razionalizzazione delle spese fiscali, al fine di riformare o eliminare le esenzioni, nonché i regimi fiscali di favore, considerati inadeguati al contesto socioeconomico di riferimento.

PACCHETTO IMPRESE: per le aziende è prevista l'istituzione di sistemi di controlli e prevenzione del rischio fiscale. Le piccole imprese potranno ricevere una riduzione degli adempimenti fiscali, aderendo a programmi di tutoraggio. Saranno previste maggiori possibilità di rateazione per i debiti tributari e nuove forme di tassazione per i redditi di impresa.

BONUS RISTRUTTURAZIONI: previsti sgravi sugli immobili per messa a punto di opere di adeguamento alla normativa in materia di sicurezza e di riqualificazione energetica e architettonica. 

domenica 2 settembre 2012

Proposte di Riforme del Mercato del Lavoro

Continuiamo ha parlare di riforme.Qui' parleremo di RIFORMA DEL LAVORO; come tutti ben sappiamo, negli scorsi mesi l'attuale governo, ha messo mano alla questione,presentando quella che tutti conosciamo come riforma Fornero (dal nome dell'attuale ministro del lavoro Elsa Fornero http://www.siwikinews.it/images/3/38/Riforma_del_lavoro.pdf).

Sappiamo tutti quanto questa riforma abbia innescato discussioni e malcontento arrivando ad unire parti che normalmente sono antagoniste come sindacati e confindustria.
Quella che mi appresto ha presentarvi e' un'interessante proposta (alternativa a quella presentata dal governo)di riforma del lavoro. Vi invito quindi ha leggere la proposta e a dirmi cosa ne pensate. Grazie Luca Marinoni

Premesse
(Situazione del Mercato del Lavoro)
- L’Italia ha un tasso do occupazione complessivo inferiore del 7,2% alla media Europea (equivalente a quasi 3 milioni di lavoratori). Nel 2010 il tasso di occupazione femminile in Italia e’ stato del 56,9% contro una media della UE a 27 del 64,1%.
- In Italia si stima vi siano ben 2,6 milioni di lavoratori in nero.
- L’Italia ha il primato negativo in Europa nel rapporto tra la disoccupazione giovanile e quella complessiva. A giugno 2011 l’Italia aveva una disoccupazione all’8,0% contro il 9,4% della UE a 27, ma tra i giovani sotto i 25 anni siamo al 27,8% contro il 20,5% della UE a 27.
- L’Italia ha il primato negativo in Europa nel rapporto tra la disoccupazione femminile e quella complessiva. Nel 2010 il tasso di occupazione femminile in Italia e’ stato del 46,1% contro una media della UE a 27 del 58,2%
Ma perche’ questa siuazione disastrosa, penalizzante proprio le categorie piu’ deboli (donne, giovani, etc)? Semplice, il sistema Italiano, presenta rigidita’ incredibili, per cui la flessibilita’ (necessaria in ogni sistema) e’ incanalata sulle micro-imprese (legali e non) e sulle categorie deboli. Le imprese cosi’ restano condannate al nanismo, ed un intera generazione, condannata al precariato.
(Il Contesto: i contratti)
- Normative e codici intellegibili: le normative che regolano il mercato del Lavoro, sono complesse e spesso illeggibili. Oggi un codice del lavoro completo richiede 2700 pagine: è illeggibile senza il consulente.
- Normative che regolano la flessibilita’ in uscita che obbligano alla reintegrazione e non al risarcimento (cosa che non ha pari nel mondo). La legge e i contratti prevedono in quali casi si può licenziare. L’art 18 – che si applica per le aziende sopra ai 15 dipendenti, quando si è accertato in giudizio che il licenziamento è ingiusto – prevede che il lavoratore abbia il diritto di riavere il proprio posto di lavoro, la copertura previdenziale dal licenziamento alla reintegrazione, nonché un risarcimento pari alle retribuzioni perse che non può comunque essere inferiore a 5 mensilità. Il lavoratore inoltre, se ha perso fiducia nel datore e non intende più tornare nel proprio posto, può chiedere – in sostituzione della reintegrazione – ulteriori 15 mensilità.
- I sistemi contrattuali sono stati riformati negli ultimi 20 anni (tra cui Legge Biagi in ultimo) cercando di regolare le nuove forme di contratto, quelle flessibili, nate e cresciute, e viste quali necessarie “valvole di sfogo”  per le imprese, vista la rigidita’ di fondo che le stesse subiscono dalla normativa per i lavoratori.
- L’Italia presenta un sistema del Lavoro con ampie rigidita’ anche sul fronte della diffusione del Part Time, con dati nettamente peggiori della media Europea, nonche’ sul fronte della Flessibilita’ nell’orario di Lavoro e sulla Flessibilita’ Organizzativa.
- Rappresentanze e Relazioni Sindacali all’insegna della scorrettezza: le normative sul tema sono frutti di compromesso con le corporazioni sindacali storiche. L’intero quadro normativo non e’ limpido. I sindacati stessi, godono di privilegi incredibili, che vanno dalla trattenuta automatica in busta paga, all’iscrizione automatica di anno in anno, ad agevolazioni di ogni ordine e grado, a ruoli di queste organizzazioni spesso fuori riga. Ricordiamo anche le normative sui distacchi sindacali, nonche’ il ruolo sindacale in tanti settori (es. patronati) che garantiscono forti flussi di denaro ai sindacati per attivita’ sconnesse dal ruolo degli stessi)
In pratica il contesto di riferimento e’ poco chiaro, preda di interessi corporativi, con fortissime rigidita’ sui licenziamenti (ed in altri aspetti che regolano il lavoro), scarsamente aperto alle innovazioni. E’ evidente che le imprese sono incentivate al “nanismo” ed ad ampliare a dismisura “consulenti” e “precari”.
(Il Contesto: ammortizzatori sociali)
- Lo Stato investe assai meno degli altri paesi UE in ammortizzatori sociali e formazione: in pratica il “disoccupato” e’ lasciato a se’ stesso, senza alcuna formazione, con un aiuto a ricollocarsi praticamente nullo, e con un sostegno economico alla disoccupazione (cassa integrazione, mobilita’, sussidi alla disoccupazione) modesti nel confronto col resto d’Europa. I numeri sono impietosi. Inoltre, ancora una volta, i beneficiari teorici, non sono trattati tutti allo stesso modo.
(Le Caste)
- Metà abbondante dei nostri lavoratori dipendenti non hanno alcuna protezione per il caso di perdita del posto, o ne hanno una molto debole. Parliamo di: lavoratori a termine, “a progetto”, co.co.co., “partite Iva” fasulle, che hanno perso il lavoro in questi ultimi tre anni di crisi, senza un giorno di preavviso e senza alcun trattamento di disoccupazione. Inoltre parliamo dei milioni di lavoratori operanti in imprese sotto i 15 dipendenti, in cui l’art. 18 non e’ applicabile. Ricordiamo inoltre i 2,6 milioni di “fantasmi” in nero, per i queli le protezioni sono nulle in tutti i sensi.
- L’altra metà dei lavoratori protetta o intoccabile (gli statali). La vecchia protezione forte contro il licenziamento -  il famoso articolo 18 dello Statuto del 1970  -  è molto difettosa. Essa di fatto consiste in una sorta di ingessatura del rapporto di lavoro; ma quando viene l’acquazzone anche il gesso si scioglie, e anche il lavoratore protetto dall’articolo 18 si trova con un pugno di mosche in mano.
(Proposte in campo)
- La proposta governativa presentata nella Legislatura 2001-2006 proponeva di “derogare” l’applicazione dell’art 18, quale conseguenza del licenziamento ingiustificato, prevedendo il risarcimento in alternativa alla reintegrazione. Le imprese che escono dal sommerso assumendo più di 15 dipendenti, e quelle già “regolari”, ma sotto i 16, che assumono, così superando la soglia dei 15 dipendenti, sono esonerate (per 4 anni, ma prorogabili) dall’applicazione dell’art18, inquanto non sono computabili tali “unità lavorative”: dunque si applica loro la cd tutela obbligatoria prevista per il licenziamento illegittimo di datori di lavoro sino a 15 dipendenti. Quindi sarebbe garantita solo la cd tutela obbligatoria, cioè il solo risarcimento danni nella misura da2.5 a6 mensilità. La proposta all’epoca fu accantonata a causa dell’opposizione totale di sindacati ed opposizione. Oggi e’ stata ripresa dal governo e richiesta dall’Europa, ma le possibilità che venga attuata realmente sono scarse, visto il contesto ostile e la debolezza del governo.
- Vi sono sul tavolo numerose proposte in campo, in particolare da Pietro Ichino, giuslavorista del PD. Vi rimandiamo ai link sotto.
Proposta Operativa di Liberalizzazione del Mercato del Lavoro
NUOVO CODICE DEL LAVORO SEMPLIFICATO
  • Approvazione immediata del D.D.L. N. 1873 che semplifica fortemente il Codice del Lavoro, introducendo un Codice del Lavoro semplificato composto di 70 articoli molto chiari e facilmente traducibili in inglese, suscettibili di applicarsi a tutta l’area del lavoro sostanzialmente dipendente. Così si supera il dualismo fra protetti e non protetti nel mercato del lavoro.
NUOVO CONTRATTO DI LAVORO: TUTTI A TEMPO INDETERMINATO, MA NESSUNO INAMOVIBILE
  • La nuova disciplina si puo’sintetizzare così: tutti a tempo indeterminato (tranne, ovviamente, i casi classici di contratto a termine, per punte stagionali, sostituzioni temporanee, ecc.), a tutti le protezioni essenziali, in particolare contro le discriminazioni (donne in maternita’, invalidi, etc), ma nessuno inamovibile.
  • E a chi perde il posto una garanzia robusta di assistenza intensiva nella ricerca della nuova occupazione, di continuità del reddito e di investimento sulla sua professionalità.
  • In caso di licenziamento, l’azienda dovra’ versare al lavoratore un ammontare in termini di mensilita’ che tiene conto del numero di anni di lavoro effettuati nell’azienda stessa, variabili da 3 mensilita’ (per persona assunta da 1 anno in contratto TI) e 15 mensilita’ (lavoratore con 25 anni di anzianita’ aziendale)
  • AMMORTIZZATORI SOCIALI RAFFORZATI: Verrà introdotta un’indennità di disoccupazione «generalizzata», destinata a chi ha perso il lavoro (ma non ai disoccupati lungo corso) e finanziata con i contributi versati (senza alcun peso, quindi, sulla fiscalità generale), le cui risorse sono reperibili (vedi post su spesa sociale extraprevidenziale). La stessa indennita’ verra’ revocata in caso di non accettazione di occupazione da parte del lavoratore, o se il lavoratore non si sottoporra’ a corsi di formazione, o se non dimostrera’ che attivamente sta ricercando una nuona occupazione. Questa sara’ pari al 90% dell’ultimo salario il primo mese, e scendera’ al 60% al sesto mese; sara’ applicabile fino ad un massimo di 24 mesi.
  • Applicazione delle Normative contenute nei contratti privati anche alla PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
IMPRESE. INCENTIVI, CONTRATTAZIONE DI SECONDO E TERZO LIVELLO E FLESSIBILITA’
  • Incentivazione fiscale per le IMPRESE che propongono forme di compartecipazione agli UTILI AZIENDALI per i dipendenti; meglio cio’ delle STOCK OPTION, che invece vanno disincentivate (gli Utili sono reali, i valori di Borsa sono aleatori).
  • Incentivazione fiscale per le IMPRESE che adottano il Part Time (ad esempio per le donne con bimbi piccoli) e la flessibilita’ dell’orario di Lavoro per tutte le categorie.
  • Promozione della contrattazione LOCALE e di quella AZIENDALE, per tener conto non solo della specificita’ del settore, ma anche della specificita’ dell’Area di appartenenza e della Ditta. Resta chiaro che la contrattazione Individuale sarebbe comunque preminente.
  • Superamento di ogni divisione normativa per aziende sopra e sotto i 15 dipendenti
SINDACATI
  • Stop alla trattenuta automatica: i sindacati gli iscritti se li dovranno conquistare anno per anno (l’iscrizione sindacale va rinnovata volontariamente anno x anno, e non in automatico)
  • Il Diritto di Sciopero resta inalienabile, ma nei settori dei trasporti ed i quelli dove si creano disagi alla collettivita’, va regolato ancor piu’ in modo stringente
  • Regolamentazione e stretta ai distacchi sindacali, strumenti abusati in diversi settori

Conclusioni
La sostanza e’ compiere i seguenti passaggi:
·         Normativa: da intellegibile a semplice
·         Flessibilita’ in ingresso ed uscita: dal sistema a caste (flessibilita’ concentrata su meta’ della forza lavoro) al sistema con tutti a Tempo Indeterminato ma nessuno inamovibile (flessibilita’ distribuita)
·         Ammortizzatori sociali: rafforzamento degli stessi compatibilmente al bilancio
·         Imprese: fine di ogni differenza tra pubblico e privato, tra impresa sopra e sotto i 15 dipendenti
·         Incentivazione: incentivazione dei comportamenti aziendali volti verso la compartecipazione degli utili aziendali ai lavoratori, al part time ed alla flessibilita’ dell’orario
·         Contrattazione Locale e Aziendale: va rafforzata
·         Sindacati: fine dei potentati ideologici ed economici; i sindacati devono tornare ad essere tali
Le conseguenze prevedibili saranno le seguenti:
·         Forte crescita dell’occupazione giovanile e femminile
·         Crollo dell’occupazione precaria
·         Fine delle Caste e trionfo del merito
·         Crescita dell’occipazione regolare

Link utili




 

sabato 1 settembre 2012

RIFORMA DELLA SCUOLA




Torniamo ha parlare di Riforme. Oggi vi voglio parlare della riforma della Scuola.
PREMESSA: negli ultimi venti anni sono state fatte diverse riforme in questo ambito; la prima riforma e' stata fatta alla fine degli anni novanta dall'allora ministro dell'istruzione Luigi Berlinguer (http://it.wikipedia.org/wiki/Riforma_Berlinguer); questa riforma e' stata abrogata dalla successiva riforma fatta nel 2003 dall'allora ministro dell'istuzione Letizia Moratti (http://it.wikipedia.org/wiki/Riforma_Moratti).Successivamente,negli ultimi anni si e' messo mano nuovamente alla scuola con la riforma dell'ex ministro dell'istruzione Mariastella Gelmini che nel 2008 ha riscritto nuovamente le regole della scuola con una nuova Riforma, la cosidetta riforma Gelmini (http://it.wikipedia.org/wiki/Riforma_Gelmini).Negli ultimi giorni anche l'attuale ministro dell'istruzione, Francesco Profumo pare voglia presentare una sua riforma o comunque alcune modifiche alla riforma Gelmini (http://www.universita.it/riforma-universita-2012-merito/).Il problema principale di qualsiasi riforma della scuola sta' nel mettere al centro il merito,sconfiggere il grave problema ( nelle universita') delle baronie,favorire la ricerca (che e' uno dei principali freni alla modernizzazione del paese e che a causa del continuo taglio ai finanziamenti porta i nostri migliori cervelli ha lavorare all'estero, dove sono meglio finanziati e che quindi contribuiscono alla sviluppo dei paesi in cui si trovano a lavorare a danno del nostro). Inoltre, un'altro dei problemi che qualsiasi riforma si dovrebbe porre e' di proporre corsi sia a livello di scuola superiore che universitaria collegati alle esigenze del territorio in cui le suddette scuole e universita' si trovano.
Si riscontra infatti, che manca un reale collegamento tra' istruzione scolastica e quelle che sono le esigenze del mondo del lavoro, Molto spesso si sente che mancano alcune figure professionali di cui il mondo del lavoro ha reale esigenza. Sarebbe quindi opportuno che nella programmazione dei corsi scolastici sia alivello di scuole superiori che a livello universitario ci fosse un tavolo in cui scuola e impresa si incontrassero per sviluppare corsi che portino gli studenti alla fine del percorso di studi ha poter trovare un lavoro.

Fatta questa premessa, voglio proporre alla vostra attenzione alcune delle diverse proposte che ho trovato girovagando in rete.
La prima proposta che pongo alla vostra attenzione e' la proposta fatta nel 2005 dal professor Lorenzo Picunio (che riguarda solo la scuola primaria e la scula superiore); successivamente,alla fine dell'articolo troverete le altre proposte sottoforma di link. Vi invito percio' ha fare le vostre valutazioni solo dopo aver letto le varie proposte commentando l'articolo. Grazie Luca Marinoni.

 
Proposta di legge sulla Riforma della scuola
di Lorenzo Picunio - 03-01-2005

1. Il sistema dell’istruzione pubblica in Italia è organizzato in scuole autonome, coordinate a livello nazionale dal Ministero della Pubblica Istruzione, dell’Università e delle Ricerca. Le scuole autonome sono gestite democraticamente da organi di gestione di carattere didattico, Collegi dei Docenti, e di carattere organizzativo, Consigli di Scuola. È fatta salva l’autonomia dell’Università, regolata da leggi specifiche.

2. Il ruolo dei docenti è unico, per la scuola d’infanzia, primaria, secondaria di primo e secondo grado. È ammessa una differenziazione salariale non superiore al 10% per gli insegnanti della scuola secondaria. Gli orari di insegnamento sono di 22 ore settimanali e 2 di coordinamento didattico per gli insegnanti della scuola d’infanzia e primaria, 18 ore d’insegnamento e 4 di coordinamento didattico e preparazione dei compiti per gli insegnanti della secondaria. Le ore di preparazione e correzione dei compiti sono forfettizzate nella misura di 3 settimanali.

3. Le scuole sono organizzate secondo un orario settimanale dalle 28 alle 40 ore settimanali, con un massimo di 34 ore per la secondaria. La scuola d’infanzia è organizzata su un orario da 36 a 40 ore settimanali, per 39 settimane l’anno. La scuola primaria è organizzata su un orario da 32 a 40 ore settimanali, per 35 settimane l’anno. La scuola secondaria è organizzata su un orario da 28 a 34 ore settimanali per 35 settimane l’anno.

4. Ad ogni sezione di scuola d’infanzia sono assegnati due insegnanti. Ad ogni coppia di classi di scuola elementare sono assegnati 3 insegnanti, salvi i casi indicati dall’articolo successivo. Ad ogni classe di scuola secondaria è assegnato il numero di insegnanti risultante dalla tabella elaborata dal Collegio docenti ed approvata dal Consiglio di Circolo, all’interno dei criteri minimi e massimi elaborati dal Ministero, sentito il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione, e del rispetto del numero minimo di alunni per insegnante, indicato dagli stessi criteri.

5. Laddove in un Circolo di scuola primaria più di 15 genitori richiedano l’istituzione di una classe prima a tempo pieno sono assegnati per quella classe 2 insegnanti. Sono assegnati due insegnanti anche laddove prosegua un’esperienza di tempo pieno in una classe successiva alla prima. L’orario settimanale delle classi a tempo pieno è fissato in un minimo di 38 e in un massimo di 40 ore settimanali. La scuola può, con mezzi propri, con l’apporto degli enti locali o con il contributo delle famiglie disporre attività di accoglienza anticipata o posticipata per un massimo di 2 ore giornaliere complessive.

6. I criteri di cui all’articolo precedente si applicano per l’istituzione di classi a tempo prolungato nella scuola media, dove l’orario può svolgersi dalle 30 alle 34 ore settimanali, anche prevedendo attività su base opzionale (ma queste ultime per un orario non superiore a 2 ore settimanali).

7. Nelle scuole d’infanzia o primarie di minore dimensione possono essere adottati criteri organizzativi di unione di più classi in determinati orari, tali da consentire l’assegnazione di un numero di docenti inferiore a 3 per 2 classi (o 2 per una classe se a tempo pieno o 2 per una sezione se di scuola d’infanzia). Tali soluzioni devono essere attivate in classi inferiori a 15 alunni, o in scuole aventi una media per classe inferiore a 13 alunni.

8. La classe è organizzata con un numero minimo di 10 alunni, salve deroghe speciali decise dal Ministero.
Il numero massimo è di 20 alunni nella scuola primaria, 24 nella scuola d’infanzia e secondaria.
In presenza di alunni portatori di handicap, il numero massimo si riduce di 4 unità.

9. Ad ogni due alunni portatori di handicap è assegnato un docente di sostegno. Deroghe in meno o in più sono disposte dal Ministero. È assicurata in ogni ordine di scuola l’integrazione degli alunni con handicap nelle classi ordinarie, mediante programmazioni specifiche redatte dal gruppo docente comprendente anche l’insegnante di sostegno.
Specifici supporti sono forniti, per particolari difficoltà, dagli enti locali.

10. L’intervento educativo specializzato nell’ambito delle classi ordinarie è svolto anche per gli alunni con difficoltà socio-ambientali e culturali e per gli alunni stranieri che non parlano ancora la lingua italiana. Il Ministero dispone l’assegnazione di specifiche risorse alle scuole. Le programmazioni specifiche individualizzate sono redatte dal gruppo docente, comprendente eventualmente gli insegnanti appositamente assegnati.

11. La scuola è obbligatoria dal sesto al diciottesimo anno di età. L’obbligo è assolto con il conseguimento del diploma della scuola secondaria di secondo grado.
Tutti gli ordini e gradi di scuola sono gratuiti.
I libri di testo sono gratuiti nella scuola primaria per tutti gli alunni, e le scuole hanno diritto di scelta fra libri di testo e biblioteca alternativa.
Nella scuola secondaria i libri di testo sono gratuiti per le famiglie il cui reddito non supera quello medio nazionale, aumentato del 20% per i lavoratori dipendenti.

12. In tutte le scuole di ogni ordine e grado sono favorite le attività fondate sulla metodologia della ricerca, anche mediante l’organizzazione di laboratori e di attività di piccolo gruppo, impiegando quando possibile le contemporaneità orarie. Gli obiettivi generali dell’attività didattica, per ciascun anno di studi, sono stabiliti con legge dello Stato, sulla base di una proposta redatta dal Ministero, sentito il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione.
I Collegi Docenti, in autonomia, deliberano sulle specifiche programmazioni valide per ciascun gruppo docente, per ciascuna classe, per ciascun laboratorio, per l’insieme delle classi di un plesso o di un’istituzione scolastica. Ciascun gruppo docente definisce un proprio piano d’intervento, anche articolato per gruppi di alunni o riferito in specifico ai singoli alunni.

13. Il Piano dell’Offerta Formativa di ciascuna istituzione scolastica è definito dal Collegio Docenti, e ratificato poi dal Consiglio di Scuola che può rimandarlo al Collegio con l’invito ad apportare modifiche.

14. Il Consiglio di Scuola ha parere deliberante in materia di orari di funzionamento della scuola, bilanci, utilizzo degli spazi, attività in rapporto con gli enti locali, visite e viaggi d’istruzione.
Nel Consiglio è assicurata la rappresentanza paritetica di genitori ed insegnanti, con la presidenza di un genitore e la partecipazione del Dirigente Scolastico e del Direttore dei Servizi Generali ed Amministrativi. Nella scuola secondaria di secondo grado metà dei rappresentanti dei genitori sono sostituiti da rappresentanti eletti dagli studenti.

15. I docenti e gli altri operatori scolastici devono godere di uno stipendio che consenta loro una vita dignitosa. A tale scopo, fatti salvi i diritti della contrattazione sindacale, un’apposita commissione presso il Ministero verifica semestralmente che lo stipendio degli insegnanti garantisca un potere d’acquisto pari a quello medio degli insegnanti dei paesi d’Europa. Parametri analoghi devono essere applicati agli altri operatori scolastici.

16. Le scuole si fanno protagoniste di progetti di educazione alla pace e di solidarietà, anche a livello internazionale; valorizzano il riconoscimento dei diritti dei bambini, contribuendo in modo particolare con gli enti locali al disegno degli spazi abitativi, sociali, culturali, sportivi nelle città ed alla regolazione del traffico ed alla lotta all’inquinamento.

17. Particolari disposizioni riguardano le scuole delle aree bilingui.

18. Le scuole secondarie di secondo grado si articolano in cinque anni di corso, suddivise fra loro secondo una tabella approvata dal Parlamento.
Il primo biennio è organizzato in forma unitaria.
È sempre possibile il passaggio dall’uno all’altro corso, mediante appositi programmi approvati dal Collegio Docenti della scuola entrante.

 VEDI ANCHE:


Proposte per una Riforma globale dell’Istruzione: http://lucamarinonilemieidee.blogspot.it/p/proposte-per-una-riforma-globale.html


SCUOLA/ Dall'abilitazione al reclutamento, ecco una proposta di riforma http://lucamarinonilemieidee.blogspot.it/p/scuola-dallabilitazione-al-reclutamento.html

PER LA RIFORMA DELLA SCUOLA pubblica laica territoriale http://lucamarinonilemieidee.blogspot.it/p/per-la-riforma-della-scuola-pubblica.html 

  Trovi questo articolo anche qui'

https://www.facebook.com/notes/luca-marinoni/riforma-della-scuola/362993350445922 


martedì 28 agosto 2012

PROPOSTA DI RIFORMA PER LA SANITA'

Amici, tornniamo ha parlare di RIFORME. Nei precedenti post abbiamo parlato di riforme per:
"RIDURRE DI 12 MILIARDI I COSTI DELLA POLITICA"
(http://lucamarinonilemieidee.blogspot.it/2012/08/proposta-per-ridurre-di-12-miliardi-i.html);
"PUBBLICA AMMINISTRAZIONE"
(http://lucamarinonilemieidee.blogspot.it/2012/08/la-pubblica-amministrazione.html);
"LE PENSIONI"
(http://lucamarinonilemieidee.blogspot.it/2012/08/le-pensioni.html)

Oggi affrontiamo il tema de "LA SANITA'"

Premesse

A – (spese pubbliche)

  • Solo nel 2009 la spesa sanitaria pubblica complessiva ammonta nel 2009 a oltre 110 miliardi di euro, pari al 7,3 per cento del Pil, e supera i 1.800 euro annui per abitante.
  • Le spese in rapporto al PIL a prima vista sono in linea alla media UE (anzi leggermente inferiori), tuttavia vi sono forti squilibri interni, con le regioni del Sud che dedicano quote molto elevate del loro Prodotto Interno Lordo (PIL) alla sanità (fino all’11% in Molise, quasi il 9% in Calabria), mentre regioni come la Lombardia soddisfano il diritto all’assistenza sanitaria dei cittadini con meno del 5% del proprio reddito
Grafico 1. Spesa sanitaria pubblica corrente in rapporto al PIL (per 100) per regione. Anno 2005

B – (il personale)
  • Le spese sanitarie sono legate al personale al 33% (circa 36 miliardi), ma con per minimi del 25% in Lombardia, e ben in 7 regioni oltre il 40% (sia a Nord che a Sud); di conseguenza a cio’ in Lombardia si spende ben il 65% in beni e servizi, mentre nel Lazio, a Bolzano ed in Calabria appena il 45%.
  • In Italia ci sono 412 medici ogni 100.000 abitanti. La media europea e’ sui 325. Qui gli squilibri interni sono meno accentuati, col Centro Italia con numeri leggermente superiori al Nord ed al Sud.
  • In conclusione vi sono esuberi di personale nel comparto sanita’, con squilibri territoriali, e spesso anche all’interno delle stessa regione, ma anche fortissimi tra i vari settori e le competenza. Di certo vi sono esuberi consistenti tra il personale generico ed amministrativo e tra i medici, mentre in altri settori come l’infermieristica gli esuberi sono minimi, ed in certe aree del paese vi sono carenze di personale. Su scala territoriale, gli esuberi sono massimi nelle regioni piu’ piccole (anche al Nord, come Bolzano, la Liguria ed il friuli VG) ed in diverse regioni del Centro e Sud Italia.
C – (la soddisfazione e l’opinione dei cittadini)

  • Le indagini sono concordi, nell’identificare nei cittadini una percezione qualitativa fortemente differenziata territorialmente. L’indagine promossa dall’Anaao Assomed e condotta dalla Swg (vedi link) mette in luce una serie di elementi positivi e punti di criticità. Il voto che gli Italiani danno al sevizio sanitario, in termini di fiducia, raggiunge una dimensione del 54%. Il dato complessivo tuttavia risulta fortemente diversificato a seconda delle diverse aree del paese. La Sanità complessivamente sembra funzionare decisamente meglio nelle regioni del Nord che in quelle del Centro-Sud, sia per quanto riguarda i servizi ospedalieri, di pronto soccorso, le strutture ospedaliere in generale e le visite specialistiche. Le valutazioni sulle manchevolezze del sistema si riverberano quindi sulla fiducia nel sistema sanitario in generale che passa dal 66% di chi risiede al Nord al 41% di chi sta nelle regioni del meridione. Per i servizi ospedalieri le differenze di soddisfazione sono ancor piu’ abissali: 74% al Nord, scende al 40% al Centro e scivola al solo 23% al Sud.
D – (mobilita’ ospedaliera interregionale: 1 abitante su 13 cambia regione)

  • Il fenomeno della mobilità ospedaliera interregionale è sempre stato consistente e nel tempo non si osservano significative inversioni di tendenza. Nel complesso, le regioni sono interessate da circa 650 mila ricoveri ospedalieri (o dimissioni) di pazienti non residenti (8,3 per cento del totale dei ricoveri ordinari per “acuti” nel 2008) e da oltre 570 mila ricoveri effettuati dai pazienti in una regione diversa da quella di residenza (7,4 per cento, riferito ai soli residenti in Italia).
  • Fortemente “attrattive” diverse regioni del Centro Nord (eccetto le regioni piu’ piccole), ed in particolare Lombardia ed Emilia Romagna. L’emigrazione in particolare si concentra nelle regioni del Sud (eccetto la Sardegna).
E – (assistenza ospedaliera)

  • Il gradiente Nord-Sud risulta evidente anche nel calcolo di molti indicatori dell’assistenza ospedaliera. Infatti, la maggioranza delle regioni centro-settentrionali presentano risultati in linea o migliori rispetto, ad esempio, agli obiettivi ed agli standard di progressiva deospedalizzazione definiti dalla programmazione nazionale, mentre quasi tutte le regioni meridionali ed insulari sembrano ancorate ancora a modelli clinico-assistenziali che privilegiano il setting ospedaliero anche per attività a bassa complessità e rischio.
  • Queste differenze qualitative e quantitative tra regioni sono dovute, soprattutto, alle diverse politiche sanitarie e ai differenti modelli programmatori, organizzativi e gestionali
F – (farmaceutica)

  • L’Italia è uno dei Paesi Europei che garantisce la più elevata copertura di farmaci (il 70% circa della spesa farmaceutica è a carico del Servizio Sanitario Nazionale), il cui consumo, a livello nazionale e regionale, viene costantemente monitorato, in maniera analitica ed in tempo reale, attraverso uno specifico sistema informativo attivo dall’anno 2000. Nel 2007 il consumo totale di farmaci rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale ha registrato un aumento del 30,6% rispetto al 2001, mentre la spesa privata si è mantenuta sostanzialmente stabile. Le regioni meridionali si caratterizzano per un netto maggior consumo di farmaci a carico del SSN.
  • Per capirsi, la spesa procapite legata ai farmaci e’ pari a 206 euro annui per abitante, ma sono circa 160 per le prime 3 regioni banchmark (Bolzano, Toscana, Trentino) e 265 per le ultime 3 (Calabria, Lazio e Sicilia) che guarda caso sono regioni con forti deficit sanitari globali. Si capisce facilmente che allineando i criteri di elargizione delle ricette a quello delle regioni benchmark si risparmierebbero quasi 3 miliardi.
Grafici. 1) Consumo farmaceutico territoriale pesato per età – DDD (Dosi Definite Die)/1.000 abitanti die – a carico del Servizio Sanitario Nazionale per regione. Anno 2007 2) Spesa lorda pro-capite territoriale



 G – (performance dei sistemi sanitari regionali)

  • Il Ministero della Salute ha creato un sistema di valutazione della performance dei sistemi sanitari regionali, con ben 20 indicatori. I dati che leggerete prendono in esame i dati regionali, ma spesso anche all’interno di ogni regione le differenze sono notevoli. Quello che risultera’ chiaro e’ che se ogni regione si allineasse alle regioni Benchmark, in termini di prestazioni, efficienza e qualita’, la sanita’ Italiana avrebbe un salto qualitativo enorme e risparmi immensi.
  • Pensate solo ai parti cesarei, che nel Friuli sono il 23% (come nella media UE) ed in Campania il 62%, che significano 23.000 parti cesarei all’anno in questa regione evitabili, fatti spesso per igrassare i contributi all’ospedale o per incompetenza, e con costi per il SSN enormi, ed anche per molte madri che potevano evitare tale operazione di cui manterranno il segno (solo per questa voce con un comportamento rigoroso e non ai limiti del criminale si potrebbe risparmiare quasi 1 miliardo).
  • Qui sotto alcune conclusioni per le voci principali, indicando la regione migliore, la media e la peggiore:
    • Tasso di ospedalizzazione standardizzato (Ricovero ordinario per acuti per 1.000 residenti): Toscana 97 – Media Italiana 124 – Puglia 155
  • Degenza media pre-operatoria interventi chirurgici programmati (giorni): Friuli VG 0,73 – Media Italiana 1,38 – Molise 2,33
 Parti cesarei (percentuale sul totale dei parti): Friuli VG 23% – Media Italiana 37% – Campania 62%

Percentuale di ricoveri ripetuti entro 30 giorni: Piemonte 3,3% – Media Italiana 5,4% – Puglia 7.6%

 Percentuale di donne invitate in media allo screening mammografico rispetto alla popolazione (50 – 69 anni): Umbria 98% – Media Italiana 67% – Sicilia 17%

 I rimanenti 15 indicatori ed i relativi grafici li trovate nei links: qui i risultati di 2 regioni

 Lombardia


 I – (costi e costi standard)

  • Come da relazioni allegate in Link, quali quella della Corte dei Conti, si trovano alcune regioni in deficit cronico, essenzialmente localizzate nel Centro-Sud, per circa 3,5 miliardi, con il record del Lazio e della Campania, che da sole assommano oltre la meta’ del deficit complessivo.
  • Nella realta’, dall’analisi dei costi standard, e depurando dagli introiti trasversali e dalla mobilita’ regionale, si scopre che diverse regioni sono decisamente piu’ spendaccione delle regioni Benchmark piu’ virtuose (Lombardia, Umbria e Toscana), e se allineassero i costi a quest’ultime vi sarebbe un risparmi di circa 5 miliardi. Peccato che oltre a ridurre i costi, dovrebbero recuperare in qualita’ del servizio in modo drastico.
L – (acquisti di beni e servizi)

  • Nel 2009 la spesa del Servizio Sanitario Nazionale per l’acquisto di beni e servizi (non considerando quindi la farmaceutica e la produzione di servizi interni) è stata di circa 32,2 miliardi di euro, voce di costo che dall’inizio del 2001 ha subito il più alto tasso di crescita, pari all’8,4%. Sebbene negli ultimi anni sia stata caratterizzata da un andamento variabile, rimane, comunque, nel 2009, al 2° posto (30,4%) dopo i costi per il personale dipendente.
  • Spesso si sentono inchieste che dicono che il costo dell’acquisto di una siringa o di un esame appaltato ai privati, e’ triplo o quadruplo in una regione rispetto ad un’altra, ma perché? Certamente il “prezzo” non può essere fisso in tutta Italia, visto che giocano variabili temporali o legate alle quantità acquistate, ma tali differenze non trovano giustificazione. Il motivo sta nel modello di gestione degli acquisti. Il modello virtuoso e’ quello che prevede innovazioni nelle modalità di acquisto, con l’introduzione in misura più evidente degli acquisti elettronici, con il rafforzamento dell’e-procurement” e di accordi quadro, e massimizzando il processo di centralizzazione degli acquisti (su base regionale e non di ospedale), razionalizzandoli nelle fasi di definizione della domanda, con una gestione più efficace dei prodotti e dei servizi acquistati, maggiori economie di scala e benefici di natura organizzativa.
Proposta Operativa

1 – RIDUZIONE SELETTIVA DEL COSTO DEL LAVORO

Questa va attuata non linearmente, ma selettivamente, intervenendo in particolare sul personale medico, su quello amministrativo e su quello generico, mentre il settore infermieristico verrebbe interessato assai meno. Territorialmente l’azione va condotta in larga parte del territorio italiano, ma in particolare nelle regioni piccole del Nord, e nel grosso delle regioni del Centro e del Sud. Gli strumenti sono vari: dal blocco del turn over, al licenziamento (da applicare sui dirigenti e medici poco efficienti), al trasferimento intraregionale ed interregionale, all’applicazione per le regioni con minor costo della vita di misure di contenimento delle carriere e del costo unitario del lavoro. La sola estensione del modello Lombardo al resto d’Italia comporterebbe da un primo conto un risparmio di oltre 9 miliardi; considerando però, la maggiore incidenza della sanità privata nella Lombardia e l’invecchiamento progressivo cui sarà sottoposta l’Italia da un lato, e che dall’altro lato la regione subalpina non e’ comunque esente da inefficienze, si ritiene ragionevole pensare ad una riduzione di 6 miliardi (cifra peraltro già inclusa nell’ammontare sul post della personale della PA, che pertanto non considereremo).
2 – MISURE DI CONTENIMENTO DELLA SPESA FARMACEUTICA

Il solo adeguamento alle regioni benchmark (Toscana, Trentino e Alto Adige) comporterebbe un risparmio di 3 miliardi. Gli strumenti che le regioni non Benchmark devono adottare, devono necessariamente ridurre le ricette: formazione dei medici, limite numerico dei farmaci prescrivibili per ricetta, dissuasione per i farmaci non essenziali tramite introduzione di ticket, dissuasione per i medici di base alla proliferazione di prescrizioni di ricette, etc. Le misure di cui sopra sono assolutamente doverose, e sono proprio le regioni che offrono un migliore servizio sanitario ad essere simultaneamente le stesse con minore spesa farmaceutica a carico del SSN erogato. Le restanti regioni devono allinearsi adottandone gli stessi criteri.
3 – NUOVO MODELLO SU ACQUISTI DI BENI E SERVIZI

Va attuato un modello virtuoso, con introduzione massiccia di acquisti elettronici, con accordi quadro con fornitori, massimizzando la centralizzazione degli acquisti (su base regionale e non di ospedale, ed incrociando le banche dati tra le diverse regioni), adottando un modello preventivo e non d’urgenza negli acquisti che consente ampie razionalizzazioni, economie di scala, benefici organizzativi e qualitativi, etc. Chiaramente la celere adozione di tali misure, dovrebbe consentire anche processi di maggior trasparenza, con fortissima riduzione tanto dei centri di spesa che dei fornitori (che diventerebbero meno, maggiormente organizzati e fidelizzati). Gli acquisti effettuati a livello di ospedale dovrebbero ridursi drasticamente, consentendo solo acquisti di modesta entità ed in condizioni d’urgenza, con penalizzazioni economiche sugli stipendi dei manager ospedalieri se la quota di acquisti non delegati alle strutture d’acquisto centralizzate superano determinate percentuali. Chiaramente tale modello consentirebbe anche un rilevante calo di fatti illeciti e di assegnazioni ad amici e amici degli amici. I risparmi ottenibili sono valutabili prudenzialmente a regime in 6 miliardi.
4 – ORGANIZZAZIONE: FINE DEL MODELLO CLINICO-ASSISTENZIALE

In Italia vi sono 2 modelli adottati:
  1. MODELLO D’ECCELLENZA E PREVENZIONE (adottato perlomeno in parte dalle grandi regioni del Centro-Nord, pur con alcune eccezioni): scoraggia e minimizza il setting ospedaliero, pianifica le attività e gli interventi razionalmente, fa molta prevenzione, e’ generalmente efficiente e fornisce prestazioni di buona qualità e talvolta di eccellenza, vede meno strutture ospedaliere sul territorio (chiusura piccoli ospedali) con massa critica ed ottimizzazione delle risorse, investe il necessario nella formazione del personale, nelle strutture medesime e nelle apparecchiature, delega ai sistemi privati specialistici le attività che questi possono fare meglio ed a minor costo.
  2. MODELLO CLINICO ASSISTENZIALE (adottato da quasi tutte le regioni del Centro-Sud, pur con alcune eccezioni): privilegia il setting ospedaliero anche per attività a bassa complessità e rischio, fa poca prevenzione, e’ spesso inefficiente e fornisce prestazioni spesso di qualità scadente, privilegia talvolta la logica della sopravvivenza dell’ospedale alla salute del cittadino (leggi caso parti cesarei), ha strutture ospedaliere diffuse e spesso senza massa critica, non fa concorrenza al settore privato, e’ autoreferenziale. In pratica tale modello spende tanto in cose che potrebbero essere meglio disciplinate (degenza ospedaliera, personale, burocrazia, etc) e poco in spese necessarie (apparecchiature, formazione, prevenzione, etc), ed in tali realtà c’e’ un’emigrazione ospedaliera straordinaria ed un livello bassissimo di soddisfazione degli utenti, oltre a dati pessimi sulla qualità dei servizi offerti.
Appare evidente che in tutta Italia va adottato il modello d’eccellenza e va chiuso il capitolo del modello clinico-assistenziale. Le regioni e gli Ospedali devono essere obbligati a tale passaggio. Gli strumenti da adottare per questo passaggio, sono:
  • Adozione non solo del sistema dei Costi Standard (che parifica budget e costi), ma anche un sistema che tenga in conto della Qualità erogata (attraverso indicatori pre-selezionati, di cui prima abbiamo visto un assaggio). In sintesi le Regioni che non si adeguano a tale modello vedranno tagliati i fondi trasferiti dalla Stato centrale, non solo per gli sbudgettamenti, ma pure sulla qualità non erogata. In sintesi, per tornare all’esempio dei “parti cesarei”, l’abuso degli stessi non sarà più elemento premiante (si ricevono più finanziamenti), ma diventerà elemento penalizzante (si ricevono meno finanziamenti, tanto più si e’ lontani dalle regioni Benchmark). Analogo sistema verrà imposto dalle regioni agli Ospedali. Analogamente la retribuzione dei Manager e dei Medici di livello verrà ancorata ai miglioramenti di efficienza e di qualità. L’adozione del Federalismo, accentuando la responsabilità locale, aiuterebbe questi passaggi.
  • L’adozione di tale modello potrebbe consentire risparmi enormi, valutabili in alcuni miliardi. Al tempo stesso però, le realtà più spendaccione, sono anche quelle che generalmente non offrono servizi di prestazione adeguati e che non investono adeguatamente in apparecchiature e formazione, per cui e’ lecito attendersi anche alcune spese maggiorate. In considerazione anche delle future maggiori necessità legate all’incremento della vita media della popolazione, e’ lecito prudenzialmente attendersi risparmi dell’ordine di 3 miliardi.
Conclusioni

In conclusione, a regime e’ legittimo puntare su risparmi complessivi di 18 miliardi per il settore sanita’, con incremento della qualita’ media erogata.

Considerando che i risparmi di spesa pubblica del personale erano già stati conteggiati nel post generale sul personale della PA, si aggiungono 12 miliardi di riduzione dei costi per lo Stato, relativi al settore sanità, escludendo da tale contabilità i costi del personale.



Link utili

- CORTE DEI CONTI SEZIONI RIUNITE IN SEDE DI CONTROLLO – Elementi per l’Audizione sullo schema di D.Lgs. n. 317 recante disposizioni in materia di autonomia di entrata di Regioni a statuto ordinario e delle Province, nonché di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario (Commissione Parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale) – Audizione 24 Febbraio 2011

http://www.corteconti.it/export/sites/portalecdc/_documenti/chi_siamo/audizioni/audizione_24_febbraio_2011.pdf

- Indagine ISTAT su Sanita’ e Salute
 http://noi-italia.istat.it/index.php?id=7&user_100ind_pi1[id_pagina]=83&cHash=3dc43e70450f108f755093e2eb8827ee

- I CONTI E L’EFFICIENZA DELLA SANITÀ IN PUGLIA a cura di Massimo Paradiso
e Vito Peragine
http://www.regione.puglia.it/web/packages/progetti/cptpuglia/pubblicazioni2011/SanitaPuglia.pdf

 - La qualità dei servizi sanitari in Italia con particolare riferimento a quelli ospedalieri – Gennaio 2009 – ANAAO ed SWG
http://www.anaao.it/userfiles/INDAGINE.pdf

- Ministero della Salute – Il sistema di valutazione della performance dei sistemi sanitari regionali – Primi indicatori ministeriali Anno 2008 – Fonte dati: Ministero e database SDO 2008 – A cura del Laboratorio Management e Sanità – Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa – Responsabile Scientifico Prof.ssa Sabina Nuti
http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_1239_allegato.pdf

http://www.salute.gov.it/resources/usabile/documenti_nuovo_portale/primoPiano/ConferenzaStampa21aprile2010.pdf

http://saluteinternazionale.wordpress.com/2009/04/09/rapporto-osservasalute-2008-stato-di-salute-e-qualita-dell%E2%80%99assistenza-nelle-regioni-italiane/

di Tiziana Sabetta
http://saluteinternazionale.wordpress.com/2009/04/09/rapporto-osservasalute-2008-stato-di-salute-e-qualita-dell%E2%80%99assistenza-nelle-regioni-italiane/

http://www.rischiocalcolato.it/2011/10/come-ridurre-la-spesa-pubblica-di-200-miliardi-di-euro-all%E2%80%99anno-per-riavere-il-nostro-futuro-difesa-e-forze-armate-2.html

Trovi questo articolo anche qui'
https://www.facebook.com/notes/luca-marinoni/la-sanita/361171257294798



domenica 19 agosto 2012

Le Pensioni


Amici con questo terzo post  vado ha toccare un tema molto sentito nel nostro paese. Negli ultimi anni sono state fatte molte riforme in questo ambito che ha regime dovrebbero migliorare la situazione. Vi invito percio' ha leggere questa che io ritengo essere un'interessante analisi al nostro sistema pensionistico.

Premesse
 (numeri spaventosi)
-          Solo nel 2009 l’importo complessivo annuo delle prestazioni pensionistiche previdenziali ed assistenziali erogate sarebbe stato di 253.480 milioni di euro: il valore corrisponderebbe addirittura al 16,68% del prodotto interno lordo. A dirlo sono le rilevazioni annuali sui trattamenti pensionistici e sui loro beneficiari condotte dall’Istituto nazionale di statistica assieme all’Istituto nazionale della previdenza sociale.
-          L’incidenza della spesa pensionistica sul Pil nel 2009 e’  per le pensioni di vecchiaia l’ 11,74% del 2009 (quasi 180 miliardi), per le pensioni di invalidità, invalidita’ civile ed accompagnamenti  l’ 1,78% (oltre 27 miliardi), per le pensioni ai superstiti il 2,5% (circa 38 miliardi), il resto pensioni sociali e idennitarie e di guerra.
-          nel 2009 sono state erogate 23,8 milioni di prestazioni pensionistiche (spesso cumulate): circa 12 milioni di vecchiaia/anzianita’, quasi 5 milioni ai superstiti, ed i restanti 6,8 milioni sono prestazioni di invalidita’ o assistenziali. Si fa presente che il 67% delle pensioni a superstiti, di invalidita’ ed assistenziali sono erogate a soggetti che percepiscono e cumulano altri trattamenti
-          il 29,5% dei trattamenti pensionistici sono percepiti da persone con meno di 64 anni
-          se si rapporta il numero dei pensionati alla popolazione occupata, si rilevano 71 pensionati ogni 100 occupati
-          Vi sono forti divergenze territoriali nell’erogazione delle pensioni di invalidita’ e di quelle assistenziali, con alcune regioni (spesso nelle regioni centrali e meridionali) talvolta con erogazioni quasi doppie rispetto alle regioni benchmark (Piemonte e Lombardia), che non hanno apparente giustificazione

(confronti internazionali)
-          L’Italia spende in pensioni circa un 3-4% in piu’ della media UE, pari ad una cifra equivalente a 50-60 miliardi
-          L’Italia ha il primato negativo Europeo di lavoratori nella fascia d’eta’ 60-64 anni (meno del 20%), contro il 65% della Svezia per esempio. L’eta’ media di pensionamento e’ di 60 anni, quasi 2 anni in meno della media UE, e 4-5 anni meno dei paesi piu’ virtuosi
-          PENSIONI IN EUROPA. Belgio: 65 anni uomini e donne; Danimarca: 65 anni uomini e donne, innalzamento a 67 tra il 2024 e il 2027; Francia: 62 anni uomini e donne, aumento progressivo di quattro mesi l’anno dal 1 luglio 2011 (a regime nel 2018); Germania: 65 uomini e donne per i nati ante 1947, 67 anni uomini e donne con aumento graduale dal 2012 al2019 a partire dai nati nel 1947; Regno Unito: uomini 65 anni, donne, graduale aumento fino a 65 anni dal 2010 al 2020. Previsto un aumento a 68 anni per tutti tra il 2024 e il 2046; Spagna: uomini e donne a riposo a 65 anni. Aumento graduale fino a 67 anni dal 2018 al 2027. Quanto all’ammontare degli assegni corrisposti il sistema Retributivo Italiano e’ uno dei piu’ generosi in Europa, mentre il Contributivo che subentrera’ gradualmente e’ uno dei meni generosi.

(le riforme fatte)
-          Chi e’ attualmente pensionato, l’ha fatto col sistema RETRIBUTIVO, un sistema generoso, che elargisce una pensione pari al 70-80% dell’ultimo trattamento; chi andra’ in pensione entro il 2015 godra’ dello stesso trattamento. I criteri di accesso alla pensione sono tali che a 60 anni si va in pensione. Chi si pensionera’ nel 2015-35 lo fara’ col sistema MISTO, che assicura trattamenti del 50-60% e lo fara’ di fatto a 62-65 anni , e dal 2035 tutti col sistema CONTRIBUTIVO, con assegni del 40-50% e pensione con eta’ vicine ai 70 anni.
-          La Riforma DINIdel 1996 prevedeva il mantenimento del generosissimo sistema retributivo a ci aveva 18 anni di contributi in quell’anno, ed un sistema Contributivo (tanto versi, tanto ricevi) per chi iniziava a  lavorare all’epoca; chi stava nel mezzo un sistema Misto. La riforma era azzeccata, ma con entrata a regime incredibilmente lunga, di fatto condannando le generazioni giovani a pagare enormi ammontari per le pensioni dei padri giovani pensionandi, ed a loro volta a pensionarsi vecchi e con pensioni bassissime.
-          Le ultime Manovre prevedono che parta in anticipo di due anni l’adeguamento del requisito d’età alla speranza di vita (prima fissato al 2015). Questo significa che dal 2013 ci sarà un aumento di tre mesi (è già stabilito dalla legge) dell’età per andare in pensione. Poi ogni tre anni ci sarà uno scatto, con aumenti stimati in 3-4 mesi per volta. Risultato: nel 2050 ci vorranno 3 anni e 10 mesi in più di lavoro per andare in pensione rispetto a ora, dice la relazione tecnica al decreto. Se a questo ritardo aggiungiamo la «finestra mobile» decisa l’anno scorso, che vale 12 mesi di attesa per i lavoratori dipendenti (18 per gli autonomi), vediamo che mentre per andare in pensione di vecchiaia nel 2013 ci vorranno 66 anni e tre mesi (61 anni e tre mesi per le donne) nel 2030 saremo già a quasi 68 anni e nel2050 a circa70. L’aggravio sarà particolarmente pesante per le giovani lavoratrici, che dal 2020 subiranno anche la seconda novità della manovra: l’aumento graduale dell’età per la pensione di vecchiaia, che arriverà a 65 anni, come per gli uomini, nel 2032.

Proposta Operativa
 A) PENSIONI DI VECCHIAIA ED ANZIANITA’
-          Per coloro che avevano 18 anni di contributi nel 1996, si conserva il diritto di pensionarsi col sistema RETRIBUTIVO, ma tale diritto viene confermato solo al raggiungimento dei 67 anni di eta’, oppure con 45 anni di contributi e 64 anni d’eta’ (parametri soggetti comunque all’adeguamento al requisito d’eta’ alla speranza di vita triennale) e 45 anni di contributi e 60 anni d’eta’ per i soli lavori usuranti; stesso criterio per chi aveva tra ZERO e 18 anni di contributi nel 1996, conservando conserva il diritto di pensionarsi col sistema MISTO.
-         Restano in vigore le norme attualmente previste di pensionamento (40 anni contributi, o 35 anni contributi e 62 anni d’eta’ o 65 anni d’eta’), che verranno comunque adeguate come previsto triennalmente, ma unicamente col sistema CONTRIBUTIVO.
-   Eliminazione delle “eccezioni” alla regola: i presenti criteri varranno per tutti (inclusi i politici)
Le presenti disposizioni, consentiranno a coloro che sono prossimi al pensionamento di mantenere la possibilita’ di pensionarsi a breve, a circa 60 anni, ma col regime Contributivo (tanto ho versato, tanto prendo) e quindi con pensioni pari a circa meta’ dell’ultima retribuzione, e non il 70-80%. Se vorranno la “ricca” pensione, dovranno restare al lavoro altri 5 anni.
E’ verosimile pensare che una quota tra il 50% ed il 70% restera’ al lavoro, ed una quota tra il 30% ed il 50% andra’ in pensione (ma con pensione tagliata di 1/3).
Entro 5 anni, l’eta’ media di pensionamento salira’ da60 a63 anni (ed in seguito salira’ ancora per l’adeguamento dei coefficenti).
Annualmente si pensionano per anzianita’ e vecchiaia circa mezzo milione di Italiani, per ammontari di pensioni erogate di circa 10 miliardi, che in 5 anni fanno 50 miliardi.  Con le presenti disposizioni, e con le ipotesi fatte, i nuovi pensionamenti in 5 anni saranno pari ad un’equivalente di 15 miliardi, con un risparmio di 35 miliardi; prudenzialmente stimiamo in 32 miliardi i risparmi annui ottenibili tra 5 anni, che diventeranno 40 tra 7 anni.  

B) PENSIONI DI REVERSIBILITA’
-         Per coloro che attualmente sono gia’ in pensione restano in vigore le norme attualmente previste (composite, ma che sostanzialmente prevedono che il coniuge prende il 60% della pensione del defunto), con pero’ una penalizzazione dell’1,5% annuo nel calcolo, per ogni anno d’eta’ di differenza tra i 2 coniugi (per esempio se una persona di 80 muore, ed il coniuge ha 80 anni questo prendera’ il 60%, ma se ha 70 anni prendera’ il 45%); Eliminazione della Reversibilita’ per matrimoni contratti oltre i 70 anni, con persone sotto i 50 anni (norma anti-furbi)
-   Per coloro che ancora devono andare in pensione, all’atto del pensionamento verra’ richiesto al Pensionando (analogamente a come accade in talune previdenze private), se optare per il pensionamento senza “reversibilita” (con mantenimento pensione come da sezione A), o con “reversibilita’” (in tal caso l’ammontare della pensione verra’ riparametrato in base all’eta’ del coniuge)
-   In caso di morte in eta’ di Lavoro, il coniuge percepira’la Reversibilita’,ma ricolcolata in base alla differenza d’eta’ col deceduto, ed in base al reddito che il coniuge stesso percepisce.
Le presenti disposizioni, consentiranno un risparmio sul previsionale in 5 anni pari a circa 3-4 miliardi all’anno, e pari e 5 miliardi dopo 7 anni.

C) PENSIONI DI INVALIDITA’ ed ASSISTENZIALI
-         Tutte le pensioni di Invaldita’ ed Assistenziali verranno ricontrollate da apposite commissioni mediche, con controlli incrociati conla GDF;
-   I criteri di attribuzione dell’invalidita’ ed accompagnamenti verranno irrigiditi
-   Le commissioni mediche che attribuiranno invalidita’ ed accompagnamenti che nei controlli si riveleranno “false”, verranno sciolte, ed i membri delle stesse multati per l’ammontare della frode ricevuta dallo stato (se recidivi Licenziati i membri)
Le enormi differenze territoriali nelle erograzioni non sono giustificate (non si comprende per esempio la ragione dell’erogazione del doppio delle pensioni di invalidita’ in Umbria o in regioni meridionali rispetto a Piemonte e Lombardia, considerate berchmark). L’obiettivo e’ raggiungere in 3 anni una situazione con una distribuzione di tali pensioni omogeneo, e comunche proporzionale alla popolazione (anziana) ivi presente.
Le presenti disposizioni, consentiranno un risparmio sul previsionale in 5 anni pari a circa 5 miliardi all’anno.

D) PENSIONI ESISTENTI
-         Pensioni di vecchiaia/anzianita’/reversibilita’ fino a 25.000 euro all’anno: per tutte le pensioni erogate, l’INPS o l’ente di riferimento, ricalcolera’ in base ai contributi versati, quanto sarebbe l’ammontare col sistema contributivo, a parita’ di rivalutazione. Per tutte le pensioni, ove l’ammontare percepito (retributivo) supera del 20% l’ammontare che si sarebbe percepito col sistema contributivo, non verra’ attuata per 1 anno laRivalutazione (adeguamento all’inflazione), e di un ulteriore anno per ogni 10% di differenziale (es. differenza 30%, 2 anni di blocco).
 -      Pensioni di vecchiaia/anzianita’/reversibilita’ tra 25.000 e 50.000 euro all’anno: per tutte le pensioni erogate, l’INPS o l’ente di riferimento, ricalcolera’ in base ai contributi versati, quanto sarebbe l’ammontare col sistema contributivo, a parita’ di rivalutazione. Per tutte le pensioni, ove l’ammontare percepito (retributivo) supera del 20% l’ammontare che si sarebbe percepito col sistema contributivo, non verra’ attuata per 2 anni laRivalutazione (adeguamento all’inflazione), e di un ulteriore anno per ogni 5% di differenziale (es. differenza 30%, 4 anni di blocco).
 -      Pensioni di vecchiaia/anzianita’/reversibilita’ tra 50.000 e 100.000 euro all’anno: per tutte le pensioni erogate, l’INPS o l’ente di riferimento, ricalcolera’ in base ai contributi versati, quanto sarebbe l’ammontare col sistema contributivo, a parita’ di rivalutazione. Per tutte le pensioni, ove l’ammontare percepito (retributivo) supera del 20% l’ammontare che si sarebbe percepito col sistema contributivo, non verra’ attuata per 3 anni la Rivalutazione (adeguamento all’inflazione), e di un ulteriore anno per ogni 5% di differenziale (es. differenza 30%, 5 anni di blocco).
 -      Pensioni di vecchiaia/anzianita’/reversibilita’ oltre i 100.000 euro all’anno: per tutte le pensioni erogate, l’INPS o l’ente di riferimento, ricalcolera’ in base ai contributi versati, quanto sarebbe l’ammontare col sistema contributivo, a parita’ di rivalutazione. Per tutte le pensioni, ove l’ammontare percepito (retributivo) supera  l’ammontare che si sarebbe percepito col sistema contributivo, non verra’ attuata piu’ alcunaRivalutazione, per il numero di anni necessario a far coincidere pensione percepita Retributiva e pensione che si sarebbe percepita col Contributivo.
Le presenti misure, possono apparire “feroci”, ma in realta’ non prevedono altro che una (tardiva) restituzione (tramite il non adeguamento all’inflazione) di una piccola parte di quanto percepito in eccesso rispetto a quanto non si e’ versato. E’ chiaro che saranno colpiti dal provvedimento, la quasi totalita’ dei pensionati, comunque in modo differenziato, nel rispetto sia dell’ammontare percepito, che di quanto la pensione sia maggiore rispetto ai contributi effettivamente versati.
Le presenti disposizioni, consentiranno un risparmio sul previsionale in 5 anni pari a circa 12 miliardi all’anno.

E) ACCORPAMENTO ENTI PREVIDENZIALI
-         Si procedera’ all’accorpamento degli Enti Pubblici vari nell’INPS, generando efficienza e riduzione personale. Non quantifichiamo nel presente post i risparmi, che riteniamo siano gia’ contabilizzati nel post sul personale della PA.     

Conclusioni
L’insieme di queste misure consentiranno una riduzione della spesa pubblica rispetto al tendenziale di 52 miliardi in 5 anni, e 62 in 7 anni, e se adottate immediatamente si passera’ da una spesa previdenziale pari a quasi il 17% sul PIL nel 2011, al 14% nel 2017 e 13% nel 2019. Tale ammontare restera’ costante negli anni a venire, grazie agli adeguamenti triennali di coefficienti ed eta’ pensionabili.
Le attuali riforme, invece, prevedono invece che per altri 35 anni la spesa previdenziale restera’ ampiamente sopra il 15%, scendendo sotto tale livello solo verso il 2050.





https://www.facebook.com/notes/luca-marinoni/le-pensioni/356167384461852 

Fonti per l'articolo:

http://www.istat.it/it/archivio/31595 
http://www.futurolibero.it/?p=601
http://www.corriere.it/economia/11_luglio_17/marro_trentanni-in-pensione-settanta_b2820db8-b045-11e0-b0ea-f35f7bc4068c.shtml
http://www.blitzquotidiano.it/economia/pensioni-accompagnamento-reversibilita-costi-tagli-945753/
http://www.oggi.it/attualita/attualita/2010/05/20/pensioni-di-invalidita-tutti-i-numeri/